Lorenzo CoiaIl 3 marzo del 1970 entrava in vigore la legge numero 20 del 2 febbraio dello stesso anno che istitutiva la novantaquattresima Provincia d’Italia.  In occasione del 46° anniversario dell’istituzione della  Provincia di Isernia, il Presidente Lorenzo Coia (nella foto a sinistra) fa alcune riflessioni sul momento politico che stiamo vivendo. “L’istituzione della Provincia di Isernia ha consentito – ha affermato Coia – di esaltare il territorio immaginando un progetto di sviluppo omogeneo in ciascuno dei suoi 52 comuni che 46 anni fa si batterono per affermare un percorso di rinascita e di progresso aprendo una nuova era sfavillante di speranza. Oggi a distanza di quasi mezzo secolo molte cose sono cambiate, con evidenti criticità sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo rimboccarci le maniche e riprendere tutti insieme quell’ottimismo che caratterizzò l’intera popolazione provinciale che guardò  al futuro, negli anni a cavallo tra il 1950 e il 1970, con sorprendente positività. I numeri oggi sono, purtroppo, impietosi. La popolazione da oltre 92mila residenti è scesa a 87mila con un territorio costellato da Comuni di piccole dimensioni che non superano i mille abitanti. Le dimensioni geografiche in un mondo globalizzato hanno permesso di fatto che l’economia prendesse il sopravvento sulla politica. La situazione è difficile e non bisogna abbassare la guardia. Oggi le Province – ha aggiunto il presidente di via Berta – sono state soltanto riformate e trasformate in enti di secondo livello perché la loro definitiva soppressione, come stabilito dalla Corte Costituzionale, poteva avvenire soltanto con una riforma dellaLa sede della Provincia di Isernia 2013 Costituzione. Le Province sono state cancellate dalla Carta, passaggio essenziale per favorirne la soppressione ed entro la fine dell’anno il referendum per la riforma della costituzione le farà sparire completamente. Già oggi alcune funzioni e competenze sono state trasferite alle Regioni mentre le Province sono rimaste in attività soltanto con le funzioni più strettamente legate al territorio (scuole,  manutenzione stradale, pianificazione). A guidarle un consiglio provinciale eletto dai consigli comunali comprendente sindaci e consiglieri dei vari Comuni. I numeri della democrazia sono quelli che contano. A rischio oggi ci sono non solo i piccoli Comuni, i piccoli ospedali, le piccole regioni ma soprattutto – ha proseguito Coia – i fallimenti di aziende importanti che hanno messo in ginocchio migliaia di famiglie. Prima del 1970 ci fu un sollevamento di popolo per ottenere l’istituzione della Provincia (nella foto a destra la sede dell’ente). Oggi a distanza di 46 anni molte cose sono cambiate e  il nostro primo dovere di cittadini è quello di riprovare a essere competitivi anche con le nostre piccole dimensioni e le nostre specificità, guardando con attenzione al futuro delle autonomie locali puntando alla costituzione di un ente intermedio (di Area vasta) tra le piccole municipalità e la regione che deve rimanere ente di programmazione e legislazione. Ma sempre più si avverte la necessità di ricreare sinergia e collaborazione nella filiera istituzionale che, a partire dalle micro municipalità, all’area vasta e alla Regione ricreando – ha concluso il Presidente della Provincia – quel rapporto di fiducia tra cittadino e  istituzioni”.

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