Il Comune di IserniaPoco meno di venti minuti. Tanto è durato il Consiglio comunale di Isernia (nella foto la sede del Comune) che avrebbe dovuto affrontare la questione riguardante l’Università e le problematiche del personale di Palazzo San Francesco. E, invece, l’assise si è trasformata in un’arena politica in cui è andata in scena una diatriba tutta interna alla maggioranza di centrosinistra. Ma andiamo con ordine. Il primo colpo di scena arriva ad inizio seduta. Il sindaco Luigi Brasiello prende la parola e annuncia di aver azzerato, ad horas, le deleghe agli assessori della propria giunta ritirando contestualmente anche le deleghe assegnate ad alcuni consiglieri comunali. Ne spiega anche le motivazioni: la prima di carattere politico; la seconda allo scopo di rideterminare e ricalibrare le deleghe revocate; la terza per dare nuovo impulso e rilancio all’attività amministrativa. Brasiello, conclude quindi il suo intervento, affermando che riassegnerà le deleghe solo dopo la concreta attivazione e il definitivo perfezionamento della riorganizzazione dei servizi dell’ente, ossia quando diventerà operativo la nuova macrostruttura municipale che prevede tre settori al posto degli attuali cinque. A quel punto, chiede la parola il consigliere di maggioranza Davide Avicolli ed arriva il secondo colpo di scena: annuncia la lettura di un documento, a firma di dieci consiglieri di maggioranza (Davide Avicolli, Ovidio Bontempo, Linda Dall’Olio, Domenico Di Baggio, Ilario Di Placido, Andrea Galasso, Michele Mezzanotte Pallotta, Benedetta Monaco, Cesare Pietrangelo e Francesca Scarabeo), che si dimostrerà molto critico nei confronti del sindaco e della Giunta, prendendone le distanze anche su molte scelte. “La nostra presenza (nel Consiglio comunale di oggi, ndr) – spiegano i dieci consiglieri nel documento – è dovuta soltanto al rispetto istituzionale per questo luogo e per la carica che ricopriamo e per questo vogliamo rendere conto in questa sede, al cospetto della cittadinanza, dei motivi della nostra scelta di oggi. La nostra posizione critica non è dovuta a disinteresse verso temi evidentemente importanti né tanto meno alla rivendicazione di ruoli o incarichi politici in giunta o altrove. Abbiamo sempre ritenuto che la Giunta sia uno strumento e non un fine; uno strumento di governo della nostra città, uno strumento di cambiamento, un servizio per la collettività e non un fine per raggiungere obiettivi politici personali. Il nostro malcontento e la nostra delusione sono di natura prettamente amministrativa, riguardano il modo in cui questo esecutivo sta governando la città e affondano le loro radici in alcune scelte che riteniamo spesso sbagliate dal punto di vista metodologico e talvolta persino nel merito. Ogni intervento su ‘temi e luoghi sensibili’ dovrebbe avvenire sempre con la massima delicatezza, condivisione e partecipazione, perché la condivisione è un valore aggiunto che garantisce il successo dell’opera una volta realizzata. L’esecutivo dovrebbe raccordarsi puntualmente con gli altri organi istituzionali nei processi decisionali che culminano in queste scelte strategiche ristabilendo i rispettivi ruoli e ricercando gli strumenti di partecipazione democratica per la cittadinanza.  Senza entrare nel merito delle questioni all’ordine del giorno, riteniamo che l’attenzione vada posta sull’aspetto procedurale delle decisioni prese o da prendere e sulla reale capacità di incidere sulle sfide del presente programmando quelle future. Le criticità strutturali riguardanti il tema del personale sono evidenti e note da tempo. I dipendenti rivendicano una maggiore trasparenza ed equità nelle scelte, segnalano una situazione di crescente conflittualità, incertezza organizzativa e decisionale. Tutto ciò andrebbe a scapito dei principi di efficienza, efficacia ed economicità che dovrebbero caratterizzare una pubblica amministrazione costituzionalmente orientata. Anche la gestione del delicato tema dell’università non ha brillato per visione prospettica, le scelte di questo esecutivo riguardanti spostamenti reali o presunti sia di Unimol che de La Sapienza non sono state condivise né con il Consiglio Comunale né tanto meno con la cittadinanza. Prendiamo, pertanto, le distanze da ogni decisione calata dall’alto e che non sia rispettosa del ruolo istituzionale e delle procedure democratiche richieste. Ci sembra oggi doveroso segnalare il pericolo incombente, su questa gestione politico-amministrativa, che può derivare dal sovvertimento del normale rapporto tra il Consiglio e la Giunta. L’organo esecutivo troppo spesso ha tentato di orientare il Consiglio mettendolo davanti a decisioni già prese, esautorando di fatto il suo ruolo di organo supremo di indirizzo e di controllo. Un Consiglio Comunale è tale soltanto se viene messo in condizione di esercitare pienamente questo ruolo centrale nella dialettica democratica cittadina.  Assenza di programmazione strategica, di discontinuità con le scelte e i metodi passati, di trasparenza e di coinvolgimento nelle procedure, stanno rallentando pericolosamente questa macchina amministrativa. Tutto ciò rischia di determinarne un immobilismo che va scongiurato al più presto per evitare che possa degenerare in una vera e propria paralisi amministrativa. Incapacità di ascolto e scarsa propensione al dialogo nei confronti di Consiglio, Commissioni, personale e opinione pubblica, stanno rappresentando il principale limite di questo esecutivo, vero comune denominatore delle critiche che oggi riceve. La cittadinanza sta mostrando quotidianamente grande sensibilità e partecipazione, sentimenti questi che, oltre a meritare rispetto e attenzione, devono essere per noi motivo di una riflessione profonda e di un’azione decisa e responsabile.  Questo documento vuole rappresentare un tentativo di rilancio dell’azione amministrativa che può avvenire soltanto attraverso una profonda rivisitazione di un ‘modus operandi’ che sta mettendo seriamente in discussione il legame fiduciario con i consiglieri comunali e con la cittadinanza stessa. Da questo momento ci porremo in una posizione di critica costruttiva, valutando di volta in volta le scelte da fare e le risposte che verranno fornite davanti alle domande di cambiamento e di partecipazione che emergono con forza da questa Consiglio e da questa città. Siamo consapevoli del fatto che la nostra presa di posizione oggi non potrà essere da sola risolutiva, ma siamo altrettanto convinti che debba rappresentare un segnale forte per questo esecutivo e un’apertura importante di dialogo con i nostri concittadini. Un impegno preso non resta mai fine a se stesso, ma è giusto e doveroso che comporti delle precise responsabilità politiche di tutti noi, nei confronti della città di Isernia. Per le ragioni finora esposte, pur riconoscendo l’importanza dei temi all’ordine del giorno e la sensibilità di chi li ha posti all’attenzione di quest’aula, riteniamo  necessario – concludono – non partecipare al dibattito che seguirà”. A quel punto arriva il terzo e ultimo colpo di scena: i dieci consiglieri abbandonano l’aula: non c’è più il numero legale e il Consiglio comunale cade. Le problematiche riguardanti l’università e il personale del Comune saranno discusse nella prossima seduta che dovrà essere riconvocata. Intanto l’opposizione, di fronte a quanto verificatosi oggi, ha chiesto le dimissioni del sindaco.

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